Dai fatti accaduti negli ultimi mesi ho intuito che qualcosa nelle elezioni non ha funzionato nel migliore dei modi. Non che la volta precedente sia andata molto meglio, ma in quella circostanza perlomeno c’era la scusa di un sistema elettivo suino a cui dare la colpa. Questa volta aveva sempre un nome in latino maccheronico rispettoso e scelto con cura dalle più alte intelligenze politiche in campo: doveva per forza andare meglio. Ma se siamo qui a parlarne è perché inspiegabilmente qualcosa è comunque andato storto e purtroppo si stenta pure a trovare qualcuno a cui dare la colpa. Probabilmente ognuno di noi accusa tutti quegli tutti quegli italiani che hanno votato un altro partito e non quello che piace a noi, ma alla fine il problema è uno solo: la democrazia. Ci piace poterci vantare di vivere in uno stato democratico perché ci hanno insegnato che è la cosa giusta e che tutte le altre forme di governo sono intrinsecamente sbagliate, ma questi casi ci mostrano una drammatica verità: la democrazia a volte è inequivocabilmente stupida.

Come se non fosse già di suo abbastanza umiliante e sconfortante questo periodo di imbarazzo politico, ecco che di continuo giungono indesiderate le parole delle forze di occupazione dello stato vaticano. In virtù di princìpi a me sconosciuti questi anziani signori si sentono in diritto di dire la loro e soprattutto che quello che dicono venga diffuso e poi preso in considerazione. E qui sta la cosa più strana: non dicono niente di particolarmente illuminante o sensazionale. Voglio dire: sono sempre e solo discorsi vaghi, scontati e pieni di parole ed espressioni collaudatissime come

  • per il bene degli italiani
  • auspichiamo
  • mettere da parte i

Per sentirmi dire da un vecchio sfaccendato che le elezioni sono andate male e bisogna fare qualcosa di positivo non credo serva scomodare un cardinale: basta andare in un qualsiasi bar del paese. Mi chiedo se sia proprio necessario che debbano ripetere sempre le stesse cose in questo modo così borioso e soporifero che non gli fa certo guadagnare punti simpatia tra i fedeli: è cosa nota a tutti che l’ultimo governo italiano di cui papa e vescovi non abbiano avuto niente da ridire è stato quello di Mussolini, e questa la dice tutta sulla autorevolezza dell’alto clero.

Mi viene da pensare che il loro messaggio sia un altro, perché tutto si può dire delle gerarchie cattoliche ma non che non sappiano quello che fanno, e sto parlando di uomini che comandano in Italia dai tempi dell’impero romano vestendosi in modo carnevalesco tutti i mesi dell’anno. Per me i vescovi ed i cardinali hanno un secondo fine più sottile: vorrebbero aiutarci ad uscire dalla nostra stagnante situazione politica suggerendoci un sistema politico migliore quale è il loro, che procede senza grossi intoppi e modifiche da quasi duemila anni, e soprattutto senza il fastidioso impaccio di una costituzione all’occorrenza da difendere o da minacciare di cambiamento.

In Vaticano c’è una teocrazia. Significa che dio in persona illumina vescovi e cardinali riuniti in conclave perché scelgano in modo divino chi di loro diventerà il nuovo pontefice. Il papa eletto diventa il rappresentante di dio in terra, ed istantaneamente acquisisce il superpotere della non fallacia, ovvero l’impossibilità di sbagliare. Tutto quello che il papa dice, pensa e fa è giusto, perché è come se lo facesse dio, e se una cosa la fa o la dice dio diventa automaticamente giusta. In base a questo principio inoppugnabile il papa può nominare vescovi e cardinali, già sapendo che non sbaglierà, e che tali vescovi e cardinali saranno i migliori possibili, e verranno di nuovo illuminati quando si tratterà di scegliere un nuovo papa. Come si può vedere, è un sistema semplicissimo e a prova di bomba, e questo per un motivo ancora più semplice: non è democratico, ma neanche un po’: avrete notato che in nessun passaggio il fedele cattolico è chiamato al voto. Anzi: qui è coinvolto nel sistema elettivo nientemeno che dio in persona. Cosa c’è di meglio di un essere pandimensionale ed infallibile a garanzia di un governo stabile ed illuminato?

Come sistema non è molto diverso da altri nel mondo storicamente stabili anche se tipicamente associati a dittature o a regimi politici. Penso a Cuba e alla Cina, ma solo perché sono troppo pigro per cercarne altri su Internet. Se il nostro obiettivo è la stabilità di governo ma soprattutto evitare le continue e fastidiose apparizioni di prelati su televisioni, radio e giornali, è chiaro che dobbiamo seguire l’esempio del Vaticano, di Fidel Castro e del partito cominista cinese e farci guidare dal loro pensiero politico.

Senza la democrazia.