In questi giorni ho sentito alla radio che il Casinò di Campione d’Italia sta fallendo, o magari ora che finisco l’articolo è pure già fallito. E’ una notizia controversa: da un lato sono triste che 600 persone in un comune di 2000 perdano il lavoro. Un po’ come se chiudessero di colpo tutti i ministeri di Roma. Però mi viene da dire che è pur sempre un casinò, quindi un’attività che lucra su una forma di stupidità umana, ovvero la ludopatia. Magari il casinò di Campione non fa danni come le innumerevoli macchinette mangiasoldi, sale bingo e sale scommesse che il nostro ministero dell’economia ha sparpagliato su tutto il territorio nazionale, lasciando che fossero poi i ministeri della salute e degli interni a gestirne le conseguenze. In uno stato che vuole vantarsi di essere moderno e sociale il gioco d’azzardo è per forza una cosa brutta ed illegale, e noi stiamo facendo finta che se viene gestita in un certo modo con delle ridicole restrizioni in realtà va tutto bene, e possiamo considerare di avere la coscienza pulita.

Quindi il problema credo sia un po’ questo: nessun politico vuole sembrare indifferente alle richieste d’aiuto di tanti lavoratori che stanno perdendo il posto, ma nemmeno metterci i soldi per fare una cosa discutibile come promuovere il gioco d’azzardo, in una struttura fallimentare, per di più usando i soldi di altri lavoratori. E hanno fatto l’appello nientemeno che all’attuale ministro degli interni, che per certi versi credo che farebbe di tutto per aiutare dei cittadini così nordici, ma che si è sempre detto contrario al gioco d’azzardo. Cosa può fare per non contrariare i suoi numerosi e a loro modo esigenti follower?

E qui ho pensato ad un po’ di soluzioni.

Partiamo dal presupposto che si tratta di un comune geograficamente un po’ sfortunato. Non so come è potuta succedere una cosa del genere, ma Campione d’Italia è una enclave, ovvero un territorio interamente circondato da un altro. E’ pure un bel posto sul lago di Lugano, ma è comunque circondato dagli svizzeri, e a me anche solo l’idea di avere svizzeri ovunque intorno mette un po’ di ansia. Probabilmente quella di farci qualcosa di illegale come lo sfruttamento del gioco d’azzardo era un’idea per fare entrare un po’ di soldi in modo facile, meglio ancora se presi non dalle tasche degli italiani ma da quelle degli svizzeri, che sono notoriamente più gonfie.

A Livigno hanno fatto un’altra cosa paragonabile: hanno legalizzato l’evasione fiscale. Anche qui è un comune in un posto strampalato, e pure qui c’è di mezzo a modo suo la Svizzera che fa concorrenza sleale vendendo alcuni beni ad un prezzo normale. Resta il fatto che noi bresciani almeno una volta nella vita dobbiamo fare quella cosa tutta particolare che è di prendere la macchina, guidare per non so quante ore, arrivare a Livigno giusti giusti con il serbatoio a secco e quindi fare il pieno di benzina e di altre amenità tra cibo e tecnologia, quindi usare tutta la benzina comprata per tornare a casa risparmiando.

E’ evidente che se vogliamo salvare Campione dobbiamo trovare qualcos’altro di illegale più di moda come alternativa al gioco d’azzardo.

Di seguito le mie proposte.

Un casino al posto del casinò

Anche banale come idea: convertire tutto l’edificio del casinò in una gigantesca casa di piacere, con in più il vantaggio di non dover rifare completamente le insegne. Non penso che servano tante parole per spiegare la bontà di questa idea di sicuro successo. Credo che anche gli svizzeri e le svizzere del circondario apprezzerebbero.

Una drogheria

Ovvero un posto dove andare a drogarsi in piena libertà, con sale dedicate e servizi accessori:

  • locali caraibici per le droghe leggere
  • circuiti da corsa piene di alberi in mezzo alla pista per i cocainomani
  • villaggio dei puffi per i consumatori di funghi
  • parchetti per gli eroinomani

Non sono un esperto di sostanze stupefacenti, quindi non voglio neanche perdermi troppo nei dettagli. Resta il fatto che anche questa idea non può fallire, se studiata come si deve.

Una enorme cabina per suicidi

Tipo quelle di Futurama, ma più grande e con un po’ più di stile. In particolare la presenza di squadre di psicologi disponibili per convincere a compiere il passo definitivo o a tirarsi indietro, a seconda di quello che uno si sente.

Detto così sembra banale, ma ovviamente l’ovverta deve essere ampia e ben caratterizzata, ovvero il fruitore del servizio deve poter scegliere di poter morire nel modo che preferisce, con proposte tipo:

  • Salto dal tetto dell’edificio
  • Avvelemento da cibo svizzero
  • Fucilazione
  • Ghigliottina
  • Impiccagione
  • Overdose a scelta (zuccheri per diabetici, glutine per ciliaci, droga, sesso o alcol per altri)

Ce ne deve essere per tutti i gusti, se si vuole offrire un servizio di qualità.

Violenza libera

Fino ad adesso ho parlato di quelle che per me sono tutte buone idee, ma che purtroppo sono già presenti proprio in Svizzera, seppure in forma più triste e composta di quelli che vogliono essere i miei progetti.

Ecco quindi un’idea completamente nuova ma pure di sicuro successo: liberalizzare la violenza gratuita in ambienti creati su misura:

  • Locali con simulazioni di guerra a squadre con armi vere
  • Ambienti per duelli vittoriani
  • Ricostruzioni di villaggi western dove ci si può ubriacare di whisky scadente e quindi prendere gli altri avventori a sedie sulla schiena e pistolettate fino all’arrivo dello sceriffo, e poi sparare eventualmente pure a lui
  • Assalti al castello medievale, con tutto l’occorrente tra picche, spade, arieti e olio bollente
  • Visto che c’è la fortuna di avere un lago, pure la possibilità di partecipare in prima persona ad un arrembaggio piratesco
  • un piccolo stadio da affittare a due tifoserie rivali di calcio e ad una di finti celerini dove si possa far finta di voler assistere ad un partita, per poi scatenarsi in scontri all’ultimo sangue per le strade del paese, con in più la possibilità di servizi extra interessanti, come vetrine da sfasciare e automobili e cassonetti a cui dare fuoco

Anche qui ho messo giù le prime idee che mi sono venute in mente, ma credo  che l’unico limite sia quello dell’immaginazione.

Se poi il nostro ministro degli interni è particolarmente lungimirante, potrebbe portare avanti insmeme tutte le mie proposte, visto che molte di queste sono nativamente conciliabili. Per esempio, invece di suicidarmi direttamente potrei voler prima provare un po’ di droghe stimolanti ed immergermi in una maratona sessuale, per poi tentare la fortuna in un arrembaggio piratesco. Se sono ancora vivo, potrei anche aver ritrovato la gioia di vivere e abbandonare l’idea del suicidio.

L’importante è niente gioco d’azzardo.